Piano Nobile

1. Scalone - 2. Salone ottagonale detto Tempio di Apollo - 3. Sala delle Feste o Galleria d'Achille - 4. Sala con allegorie della Pace e della Guerra - 5. Stanza con alcova - 6. Sala di Compagnia o del Camino con Storie dei tempi di Numa Pompilio - 7. Stanza nuziale con il Ritorno di Ulisse - 8. Gabinetto d'Amore - 9. Ambienti del loggiato - 10. Cappella - 11. Area espositiva. 

 

1.       Scalone

Lasciato interrotto dal Pistocchi e completato dall'Antolini, lo scalone non ha qui quel risalto che gli attribuisce di solito l'edilizia neoclassica e la sua semplicità strutturale e decorativa (un arco a cassettoni e la presenza discreta di pochi stucchi con le vittorie alate) è funzionale all'elemento sorpresa che la sapiente regia dell'architetto ha previsto nel vano successivo.

 

2.       Salone ottagonale detto il Tempio di Apollo

L'ampia sala quadrata è resa ottagonale scantonando gli angoli con otto colonne corinzie binate che reggono la trabeazione e suggeriscono l'idea di un deambulatorio attorno al corpo centrale. Il tema della decorazione è tutto giocato sul mito di Apollo, cominciare dal riquadro centrale dipinto da Giani, con il Dio del Sole trainato per il cielo e preceduto dall'Aurora. Ad Apollo si collegano ancora i tre grandi bassorilievi eseguiti a stucco da Antonio Trentanove (due pannelli) e dai fratelli Ballanti Graziani, che avviano in palazzo Milzetti la loro partecipazione alla bottega di Giani. A questi ultimi spetta anche il fregio con i grifi affrontati che corre lungo la trabeazione, motivo desunto dall'antichità romana e realizzato ricorrendo ormai all'uso degli stampi. I grandi pannelli, per i quali esistono i disegni preparatori di Felice Giani, raffigurano: Fetonte chiede il carro del Sole ad Apollo; Fetonte fulminato da Giove; Fetonte pianto dalle sorelle. La grande volta ad ombrello presenta alla base sedici lunette con putti alati che recano i simboli delle quattro stagioni e dello Zodiaco. L'arredo originale prevedeva quattro divani agli angoli e quattro grandi candelabri bianchi e oro (perduti), alti sullo zoccolo, tra le colonne binate (si veda il disegno eseguito dal vero da Romolo Liverani).

 

3.       Sala delle Feste o Galleria d'Achille

Il vasto ambiente rettangolare a volta ribassata è uno splendido esempio del livello di integrazione raggiunto fra architettura, pittura e arti applicate. Le pareti sono scandite da lesene decorate a stucco, firmate per ben cinque volte da Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani. La scansione delle pareti determina, in corrispondenza, quella della volta e l'intera gabbia decorativa raggiunge una piena autonomia nei confronti dell'esterno. Anche porte e finestre, subordinando la loro originaria funzione, vengono riassorbite nella decorazione, senza produrre alcuno stacco nel continuum decorativo dell'invaso spaziale il cui tessuto è costituito dai dipinti figurati, dai fregi monocromi, dagli stucchi, specchiere, arredi, tendaggi… Gli episodi dell'Iliade dipinti sulla volta seguono un andamento centripeto, che ha il suo fulcro nella Disputa tra Achille e Agamennone. La scena anticipa quegli spunti narrativi (sullo sfondo si vede la peste scatenata da Apollo vendicatore sul campo degli Achei) che saranno poi svolti ampiamente nei riquadri successivi i cui temi sono: Crise supplica Agamennone di restituirgli la figlia Criseide; Briseide è portata via dalla tenda di Achille; Teti nella fucina di Vulcano; Teti porta le armi ad Achille che piange la morte di Patroclo. Le due grandi lunette di testata presentano: lo strazio del corpo di Ettore sotto le mura di Troia; la supplica di Priamo ad Achille per riavere il corpo di Ettore; e sono forse, per questa sala, gli apici più suggestivi e romantici del poema omerico. Quattro tondi monocromi con le Vittorie completano la decorazione della volta; altri con Minerva, Giove , Marte si scalano sulla parete di ingresso. I sei bassorilievi sopra le porte rappresentano: le nozze di Peleo; le Parche decidono il destino di Achille; Cerere; Nettuno; Teti prega Giove; Pirro sacrifica Polissena sulla tomba di Achille. Completano la decorazione gli specchi, i reggitenda, le consolles, le poltrocine e i divani. Gran parte dell'arredo ligneo ancora visibile è realizzato però in epoca appena più tarda, quando il palazzo divenne di proprietà del conte Taddeo Rondinini (1818).

 

4.       Sala con Allegorie della Pace e della Guerra

L'ambiente ha una posizione chiaramente subordinata nei confronti dell'attigua Galleria delle Feste. Anche la decorazione è meno curata, né pretende di reinventare lo spazio nella sua globalità. Le grottesche del Bertolani, con una cornice esemplata su quelle cinquecentesche di palazzo Madama, chiudono i cammei con la Pace e la Guerra, posti ai lati del Giuramento di Annibale, ambientato nel tempio di Giove a Cartagine, prima di iniziare la guerra contro Roma. Sulle sovraporte a stucchi: Annibale nelle paludi della Toscana e la Battaglia del Trasimeno con il console romano ferito.

 

5.       Stanza con alcova

In una cartella rettangolare sopra la finestra è raffigurato il prologo dell'Eneide: Giove promette a Venere di concedere l'Italia ad Enea; nei due ottagoni: Venere mostra Cartagine al figlio Enea; Giunone incita Eolo a contrariare Enea. La stanza immette in un piccolo gabinetto di toeletta, sul cui soffitto sono raffigurati Rinaldo e Armida che si specchiano.

 

6.       Sala di Compagnia o del Camino con Storie dei tempi di Numa Pompilio

Sulle pareti tappezzate di stoffa nei toni dell'azzurro, risalta la volta spartita secondo una struttura complessa ma molto armonica, dove gli scomparti figurati sono incastrati nelle greche a stucco, contro la base monocroma delle grottesche. Dedicata al secondo re di Roma, la stanza presenta ripetutamente il tema delle Vestali, tema che conobbe una grande fortuna in area preromantica e che ispirò a Giani alcune suggestive invenzioni a lume notturno (la Vestale sepolta viva). Sul soffitto si vedono: Numa accetta la corona di Re offertagli dal popolo romano; Numa va al Campidoglio; Numa ascolta l'oracolo di Giove sull'Aventino; Numa consacra la Vestale; il Pontefice Massimo castiga una Vestale; la Vestale peccatrice condannata e murata viva; consacrazione di Numa; Numa e la Ninfa Egeria; Numa apprende le leggi dalle Muse; ritrovamento dei libri di Numa; il Prefetto Petilio brucia i libri di Numa. I quattro bassorilievi celebrano i temi eroici della Roma regia e repubblicana: Orazio Coclite; Collatino e Tarquinio sorprendono Lucrezia; suicidio eroico di Lucrezia; Coriolano cede alle suppliche della madre Veturia.

 

7.       Stanza nuziale con il Ritorno di Ulisse

Era la camera da letto degli sposi, del conte Francesco Milzetti e della moglie Giacinta Marchetti, e come sempre il tema iconografico risulta strettamente legato alla destinazione dell'ambiente, anzi ne esalta, amplificandola, la funzione. In questo caso il tema del ritorno dell'eroe ad Itaca, culmina al centro del soffitto con l'episodio del rinnovato imeneo, mentre Ulisse e Penelope si avviano al talamo, seguendo la scia dei petali e dei fiori. Le pareti come nella stanza che precede, rivestite a stoffa, quasi a preparare lo scoppio di creatività che è nella decorazione del soffitto, la cui trama è tutta nei toni smaltati del verde, dell'azzurro e del rosso. Sulla volta, dove si legge una certa predilezione per i toni monocromi, attorno all'ovale con Ulisse e Penelope si vedono: il ritorno di Telemaco; Ulisse riconosciuto da Euriclea; Ulisse e Telemaco, guidati da Minerva, nascondono le armi; Euriclea annuncia a Penelope il ritorno di Ulisse; Ulisse riconosciuto dal cane Argo; Penelope ascolta Ulisse in veste di mendico; Ulisse vince i Proci; Ulisse si riposa dopo la strage dei Proci. Le sovraporte a stucco raffigurano: Minerva interroga Giove sulla sorte di Itaca; Minerva induce Ulisse alla pace.

 

8.       Gabinetto d'Amore

Come già la Galleria di Achille, anche il boudoir è progettato nella sua totalità, smussando agli angoli il parallelepipedo di partenza per ottenere uno scrigno ottagonale reso grazioso da una decorazione che lo riveste per intero. Alle pareti, le architetture esilissime con i riquadri sotto vetro ad accentuare il trompe-l'oeil, sono citazioni dal quarto stile pompeiano. All'antico rinvia anche la tessitura così aerea della decorazione entro cui si stagliano i pinaches a grandi figure. L'iconografia è ispirata al tema delle Stagioni, dei Quattro Elementi e degli Amori, come è naturale essendo questo il boudoir della giovane moglie del conte Milzetti. Al centro del soffitto il Trionfo d'Amore, dal Petrarca. Nei cinque tableaux sotto vetro episodi degli amori degli Dei: Leda e il Cigno; Diana ed Endimione; Ratto di Europa; Apollo e Dafne; Ratto di Proserpina. In alto il Fuoco, l'Acqua, l'Aria e la Terra e nei tondi le Allegorie delle Quattro Stagioni. Su una delle pareti si legge: MILZETI MDCCCV, che può ritenersi la data conclusiva dei lavori.

 

9.       Dal Gabinetto d'Amore si accede ai tre ambienti che si affacciano sulla loggia del cortile e conducono di nuovo al salone ottagonale d'ingresso. La scala di servizio porta al piano superiore e quindi conduce al percorso suggestivo dell’appartamento dell’amministratore e dei granai.

 

10.    Subito dopo la piccola Cappella, decorata nel tardo Settecento, in stile barocchetto, l'infilata delle stanze (11), ora adibite ad area espositiva, presenta decorazioni molto correnti del tardo Ottocento.

 

La storia del palazzo e di questo itinerario, ha all'improvviso una imprevista conclusione. A tre anni appena dalla fine dei lavori, il 3 settembre 1808, un rogito notarile conservato nella biblioteca comunale di Faenza, rende esecutiva la cessione dello stabile e di tutti gli arredi da parte del conte Milzetti, chiamato a Milano alla corte vicereale di Eugenio di Beauharnais. Nel rogito alcune parole toccanti e di stima sono per i pittori Giani e Bertolani e per la loro "bravura nelle Pitture che attualmente adornano gli appartamenti". Subentrò Vincenzo Papiani di Modigliana e nel 1814 l'ufficialità austriaca festeggiò nella Galleria di Achille, che era stato il luogo di incontro dell'aristocrazia giacobina, l'onomastico dell'Imperatore d'Austria. Nel 1818 divenne proprietà della contessa Teresa Bertoni Rondinini, che completò e arricchì l'arredo del palazzo, in quanto i Milzetti non avevano mai ammobiliato del tutto. Venne ampliato anche il giardino, sistemato secondo il nuovo gusto romantico con canneti, bambù e praticelli che conducevano a un rustico hameau, ancor oggi visibile. Dopo alcuni passaggi di proprietà, il palazzo è stato acquistato dallo Stato (1973),  restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Ravenna, ed è stato aperto al pubblico nel 1979. Dal 2001 Palazzo Milzetti ha iniziato la sua vita istituzionale come Museo Nazionale dell'età neoclassica in Romagna.